ARTURO FARINELLI.
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GIUSTA GUERRA O ATROCE DEMENZA?
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1914. Fratelli Bocca Editori, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Presentazione. degli Editori Fratelli Bocca.
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Gmunden, 25 Settembre 1914.
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Questo dialogo del professore Arturo Farinelli era gi scritto nel Settembre; ma noi lo togliamo alla sepoltura decretatagli dal suo autore e lo diamo in luce, bench sia ormai ben pi vasta la tragedia dei popoli qui lamentata, pi cruenta la guerra, e pi lontana ancora la possibilit di aver pace; ci pare che esso non sconvenga ai giorni che corrono ed esprima al vivo lo stato d'animo, il dolore profondissimo d'un uomo che visse ed oper per la fratellanza delle nazioni, e scrisse con fervore in pi lingue, sempre sperando in una elevazione spirituale di questa povera stirpe umana, cos travagliata e cos scissa.
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Al professore Farinelli avevamo affidato la direzione di una nuova collana di monografie "Letterature moderne", e il manifesto ch'egli lanciava al pubblico suonava vangelo di fratellanza e di pace: "Siamo ora pi che mai convinti che fra le varie nazioni non esistono barriere, e fermissimamente crediamo a quell'unit inscindibile che  in tutte le letterature di tutti i popoli". Si  poi scatenato l'uragano pi violento; risorsero gli od pi feroci tra i popoli che pur vantavano la civilt pi progredita. L'avvenire  incerto e triste. Si piange, si delira. Non vorremmo tuttavia che tutte le speranze fossero spente nei cuori.
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Il professor Farinelli non d valore alla effusione, che gli sgorg dal cuore in terra germanica, al buio di molti eventi, ma piace a noi opporla alle accuse feroci quanto inconsiderate che molti vanno facendo, senza conoscere un palmo di terra straniera e con poca o nessuna domestichezza con la coltura e con la psiche delle nazioni che vituperano, accrescendo l'odio ancora, rendendo pi fitte le tenebre che involgono la patria, ormai satura di parole, di grida, di esortazioni e di minacce, smaniosa di uscire dalla incertezza crudele ad un po' di luce, e di agire con nobilt, non forsennatamente.
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GLI EDITORI.
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Colloquio fra un Belligero ed un Umanitario.
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Belligero: Ti vedo pieno d'angoscia e di tristezza, e affliggi me stesso con quel volermi fuggire per ogni verso e ritirarti in disparte e trarre sospiri e spremere lagrime come un candidato della morte. So bene che non c'intendiamo, che per decreto di natura i tuoi pensieri sempre si oppongono ai miei. Quand'io vedo bianco, tu vedi irrimediabilmente nero. Quando io esulto, tu ti struggi di dolore.
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Eppure una forza arcana ci stringe. Le dispute, le lotte, il perpetuo nostro contrastare, tutto si scioglie e passa; l'amicizia rimane. O vaneggio io forse? Pieghi il capo. La parola si  spenta in te. Temo che un cancro ti roda e ti consumi; il cancro della riflessione. Questo meditare assorto  veleno alla vita.
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I tempi nuovi ci chiamano all'azione. Agire bisogna. Il mondo si  scosso dal suo letargo; e corre a flutti, impetuoso, bollente il sangue nelle vene e nei polsi di tutti i popoli; i milioni vestono armi ormai e combattono da prodi; il cannone rugge. Perch rimanga io qui fisso non so; un gran bruciore  in me, una gran voglia di menar le mani. Chi non ha un nemico da affrontare e da atterrare non ha il diritto all'ora che suona di chiamarsi uomo. Maledetto il medico, che, per non so quale dilatazione scoperta ad un polmone, mi tolse alla pugna e alla guerra.
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Mi sapresti fremente, col brando sollevato, dove pi rosseggia il campo del sangue degli eroi, tra rombi di tuono e scroscio di fulmine e grandinare di palle e di granate. Innanzi, o compagni! Le procelle stridono; sulla terra convulsa calano le tenebre; ma sorger fulgido di nuova luce il sole; e giustizia ai popoli sar fatta.
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Umanitario. - Concediti al tuo sogno eroico, e amministra indisturbato nei grandi ardimenti la giustizia che vagheggi. Veramente in me la parola  strozzata e morta.
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Pur mi far cuore, e dalla tomba dell'anima mia toglier qualche accento, perch non appaia disprezzo quello che al fondo  commiserazione e sincera piet. Questa guerra che esalti e da cui ti prometti meraviglie ed una rinascita di popoli  in realt un delirio estremo e gigantesco. A chi annoda le fila della misera diplomazia di questa misera Europa  mancato d'un tratto, con la calma che illumina e rasserena il giudizio, l'ingegno per provvedere al riparo di un turbine sollevato, e trovare rimedio ad un conflitto, gravissimo certamente, ma non sorto all'improvviso, e non nuovo nella storia e nello sviluppo delle nazioni.
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Dietro una prima onda di folla, tutto il mare dell'umana demenza si  mosso, con un ruggito minaccioso; e la bufera travolse tutti, possenti ed umili, rappresentanti di tutte le schiatte, di tutte le civilt. Si livellano le sorti degli uomini, e si accomunano gli umani destini; ma, ahim, fuori d'ogni luce intellettuale d'amore, entro il pandemonio dello sdegno e dell'ira, tra l'infuriare dei peggiori istinti. Gli eserciti si schierano e si azzuffano. Cadono le vittime immolate all'altare di una patria delirante.
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Sacrifici immani si compiono. L'individuo che ha in s il suo Dio, un mondo da comporre ad armonia,  travolto, franto ad atomo invisibile e insensibile dalla gran fiumana delle masse. Si  gridata chiaroveggenza la cecit pi assoluta. E non v' pi speranza di salute in questo universale contagio.
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Belligero: Prevedevo le tue ambasce e il vituperio lanciato alla guerra scoppiata, immensa, prodigiosa, guerra che fortifica i cuori, e non li spezza, come a te pare debba avvenire. Tu mi converti il mondo in un ospedale sconfinato di pazzi incurabili. Ed io ci vedo ovunque sviluppo di sane energie, il tumulto dei forti e dei prodi, fuori del putridume dei codardi e degli abietti. Per sanare le piaghe degli stati occorreva porre mano alla spada, lavare col sangue l'onta avuta, e non escogitare a freddo farmaci e palliativi che non toccherebbero l'epidermide e risulterebbero vani.
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Non saranno cime di avvedutezza e di saggezza i tuoi pazzi che si dimenano e pugnano sui campi del dovere e del sacrificio, ma certo hanno gagliarda di volont e robustezza di senno. Chiamati, accorrono tutti, a squadre, a falangi. Non ci sono tremiti; non ci sono esitanze; tutti pongono in un fascio affetti, desideri e sentimenti che gettano alla ventura per votarsi interi alla guerra e vivere e morire per essa. Grida di giubilo accompagnano i militi che vanno all'atteso soccorso; esultano le madri, le spose stesse, e ricacciano pronte e forti il pianto.
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Pochissimi si sottraggono al servizio; puoi contarli sulle dita; d'altronde non si saprebbe dove disertare, poich tutto l'universo  in guerra o attende la guerra. Come non riconoscere ch'essa  giusta, necessaria, provvidenziale? E negheresti la virt dei combattenti? C' in tutte le ossa di questo genere umano, che tu commiseri, un prurito irresistibile di menar colpi; si strugge miseramente chi  costretto all'inerzia, o a sudare pensieri che ora non hanno posto in terra; giovani immaturi si dichiarano maturissimi al gran cimento, e vogliono armi, escono dall'angustia delle loro case, obliano gli studi, la carriera a cui sono avviati, e non sognano, non respirano che guerra.
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Non ti commuove quest'ardenza magnanima, il disprezzo di questa poca vita appiccicata al corpo che passa, perch sfavilli intera della sua luce e goda tutta l'intensa sua vita la patria? Immagino le grandiose epopee che scriveranno i nipoti quando l'incendio degli animi dei milioni e milioni sar tutto consumato, e gli eserciti che dettano al mondo la storia nuova poseranno. Ma tu impallidisci ancora. Non vi  fiamma che valga ad accenderti?
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Umanitario: Vorrei una fiamma che mi facesse cenere, per non pi assistere a questo spettacolo che tu chiami sublime ed io ritengo atrocissimo. Appunto questo slancio inconsiderato dei popoli correnti alla lotta, quest'abnegazione dei singoli, i prodigi di valore che si compiono costituiscono la folle e funesta tragedia che si svolge sul mondo impazzito e abbrutito. Siamo tutti vittime di un colossale inganno. Ed  una forza cieca, generata dalle tenebre pi fitte, quella che spinge ora le nazioni pi floride di civilt al pi cruento ed inutile dei macelli.
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Un tempo si combatteva per un ideale, e, veramente, per formare una patria, per avere un focolare a cui stringersi concordi, libere, indipendenti le famiglie; or dimmi, quale ideale  in cuore a questa guerra esecrabile?  per uscire di schiavit, o per riprendersi i beni defraudati, salvaguardare i diritti calpestati e franti da un nemico invasore, che pugnano ora le genti e si distruggono? Chi ha cervello ancora in questo mondo scervellato si provi a stillarlo in tutte le guise, per trovare, non dir un nobile incentivo, ma una sola ragione che giustifichi e renda comprensibile comecchessia la lotta immane e i massacri decretati, che gridano orrore al cielo. Certo la spinta  venuta dal fondo pi basso e bestiale dello spirito umano.
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Sui vessilli spiegati innanzi alle truppe che affrontano la morte, tinti del sangue dei prodi caduti, quale insegna leggerai? Argine all'avanzata del mondo slavo? Ribellione alla tracotanza e burbanza del mondo germanico o britannico? Lezione da infliggersi ai gridatori della "revanche" ostinata? Ad una delle molte nazioni che si straziano era recata,  vero, per l'uccisione di un principe, grave offesa. Si aveva sentore di secrete mene e sobillazioni. Era contro ogni dignit tollerare e tacere.
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Da una punizione immaginata, come venire per a cos nefando e universale scompiglio di popoli e devastazione di civilt? E, minacciato appena il gran delirio, come non avere la forza e il coraggio di arrestarlo? Dicono che premesse a taluni di lasciare libero varco al torrente di guerra invadente; per sanare ed aver pace occorreva uno sterminio esemplare. Non mi faccio giudice della condotta dei potenti su cui pesa il destino delle nazioni; e, in tanta caligine di cose, sollevata dal tumulto della guerra, nemmeno  lecito indagare quali cupidigie si celassero nell'animo dei pi risoluti a sentenziare la pugna. Ma  innegabile che all'insensata volont e all'arbitrio di pochissimi, per una legge fatale, popoli interi dovettero chinarsi. Si grid a tutti i venti come sacra una guerra brutale.
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All'ara dell'odio dei reggitori si accese istantaneo l'odio dei sudditi. Grandinarono per ogni verso le accuse come i proiettili. Trottarono le ingiurie al rombo dei cannoni. Ed or vedi come ringhiano furenti e s'addentano e si sbranano a vicenda popoli che godevano poc'anzi il privilegio della maggiore cultura e saviezza; e l'uno cerca di soverchiare e atterrare l'altro; vedi come per la bizzarria di pochi vivi si seminano di morti le citt e le campagne, e si sommerge inesorabile nei rivi di sangue, e tra le macerie dei palazzi sventrati, dei duomi arsi, dei villaggi e delle borgate rase al suolo, quella civilt medesima, frutto delle conquiste de' secoli, manifestazione del vigore pi sano e pi nobile dello spirito, che ora, movendo le schiere ai pi furibondi assalti, si pretende di imporre all'avversario.
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Cos, ammucchiando le rovine, spandendo i lutti, convertendo il mondo in un lazzaretto di bendati e feriti, imbestialendo i costumi, dando libero sfogo, per amor di patria, ai pi selvaggi istinti, vituperando, infamando i vicini che aspiravano, lottavano, soffrivano con te in tempi pi miti, ci riteniamo sulla via del progresso e della perfezione. E, spettacolo di demenza non meno raccapricciante e crudele, considera le poche nazioni che se ne stanno in disparte, non tocche apparentemente dalla diabolica guerra, intente alla rigida ponderazione di quello che esse chiamano i propri interessi, cercando profitto, o un pegno di sicurezza o di grandezza futura nell'orrenda strage che si compie, non mosse a piet, incapaci di insorgere o fare insorgere il governo loro col grido: - Cessate. Arrestate la carneficina immane. A colpi di spada e coi cannoni urlanti e le mitraglie non distruggerete i popoli, non porrete ordine al nefasto scompiglio. - Decisamente tutta questa terra  malata, e si fiacc con una mossa fatale, s che, durando l'insania, io debbo pur disperare della sua guarigione.
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Belligero: Se cos fosse, desidera per tuo conto che, pentito della sua creazione, Dio si ripigli questa sua sfera, e irato la scagli e la rotoli negli spazi immensi, e tale urto le infligga, da disfarla e distruggerla. Ma l'infermit che tu noti  nella tua mente, credo io, e non nel corpo della terra. Dacch mondo  mondo, guerra ci  stata, e guerra ci sar nei secoli che verranno. E, sicuramente, guerra deve pur esserci in tutti gli astri e pianeti che si muovono s taciti e apparentemente tranquilli per l'orbita loro, immagine della pi perfetta armonia. E il primo respiro dell'uomo, ben dovresti saperlo,  un respiro di guerra. Ricorda Giobbe. Debbono stendersi le milizie sulla terra.
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La vita  lotta: non pu essere n godimento, n oziosa contemplazione. Senza spargimento di sangue, nessuna conquista dello spirito; e quelle soste e intermittenze in cui le armi posano e gli uomini si dnno alle industrie, alle arti, alle scienze con una calma ed un dolce abbandono che rassomiglia alla pace durevole, non avvengono e non possono ripetersi che mediante lo sgombro di ostacoli e la lotta accorta e risoluta ai nemici che invidiano ogni progresso e sono gelosi di ogni supremazia. La mansuetudine dell'agnello, il perdono evangelico non faranno mai forte e felice una nazione. I tuoi sogni umanitari si frangono allo scoglio della dura necessit. Questa guerra, che tu condanni e s profondamente ti accascia, era inevitabile; e, scoppiata cos, estesa un po' a tutte le terre, pi imponente e grandiosa di tutte le guerre napoleoniche, metter fine a ogni inquietudine e indecisione. Avremo un'Europa rifatta, e, finch Dio vorr, il mondo in assetto.
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Umanitario: Quello che otterremo, amico mio illuso, mi sgomenta ancor pi della ferocissima zuffa che ora imbarbarisce il mondo e abbuia infernalmente la vita. Che occorra scuotere l'ozio, affrontare i pericoli, combattere, per assicurarci una vita attiva e avere salute e libert allo spirito, non lo nego. Ho sempre deriso le utopie dei pacifisti, i congressi che fruttano parole e le promesse dei principi di tutelare la pace, subito smentite dal prontissimo muovere d'armate alla prima onda torbida sollevata nello stato che reggono. Ma sarei folle anch'io se non distinguessi tra guerre giuste, impossibili a respingere, e guerre inique e forsennate.
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E che sia tra quest'ultime l'attuale che ci flagella ne  prova luminosissima l'incolparsi ostinato e vicendevole di tutte le nazioni in rivolta, per scuotersi di dosso l'enorme responsabilit del delitto commesso. - Foste voi a insorgere, a minacciare e ad obbligare noi a seguirvi sui campi armati. Voi foste che ci provocaste, ed ora noi vi stiamo di fronte per dolorosa necessit, costretti a difenderci. Ci metteste voi la spada tra le mani, e stolti e vili saremmo se la ricacciassimo nel fodero.
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Combatteremo sino alla fine, poich cos volete. -  la sola motivazione al massacro che da una parte e dall'altra si sappia produrre, indizio di follia scoppiata certo per castigo divino. Assistiamo al trionfo dell'umana incoscienza. All'indisciplina dei cervelli che da un fantasma fecero sorgere una guerra, ubbidisce ora la ferrea disciplina degli eserciti, e tutta la vita ordinata, meccanicizzata per straziare e sconfiggere la nazione rivale. Veramente il mondo si  vuotato di senno, e si volge fuori dei suoi cardini.
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Nemmeno stupisco che di qua e di l, con eguale fermezza e in piena buona fede - tanta  la cecit che ci guida - pur offendendo acerbamente, si ritenga di parare un'offesa avuta, e vadano gridando i duci di tutte le schiere: - La giustizia  con noi, tratti a viva forza alla pugna; la nostra causa  santa; nostra dev'essere quindi la vittoria. - Accesa cos l'immaginazione, vedesi il Dio dei giusti trascorrere veloce gli spazi, infocato nel viso e colla spada fiammeggiante. Impossibile cedere. Impossibile fallare.
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Tutte le virt sono passate nel campo dei compagni che s'improvvisano fratelli, tutte le frodi e scaltrezze vanno al campo nemico. Bisogna che i pi in vista, rimasti a maneggiare la penna in s universale e frenetico diluviare di colpi, secondino e rinsaldino questa credenza. Ed eccoti scrittori e poeti di ogni nazione che inveiscono in lettere, libelli e manifesti contro i colleghi della nazione combattuta, coi quali pur vissero lunghi anni nella pi perfetta armonia e consonanza di idee e di sentimenti, gridare vergogna ed onta perch ingannarono il popolo loro, e lo sedussero con falsi miraggi, e permisero si calpestassero i pi sacrosanti diritti, si divulgassero le accuse pi ignominiose.
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Come non riconoscere che tutte le correnti di coltura di qua erano discese? Quale nera ingratitudine! Si ravvedessero ora! Dicessero una buona volta la verit, dopo il falso e vituperevole vangelo predicato! Ma la verit, accortasi dell'universale delirio, abbass pi fitto e impenetrabile il velo sul volto desolato, e lasci alla terra incontrastato l'impero della menzogna. L'accusatore pu scambiarsi a leggerissimo cuore con l'accusato. Tutti i valori umani si sono invertiti. La ragione  esulata con la calma al cielo.
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Ora io ho l'anima angosciata fino alla morte. Vedere che tutto s'accende alle pi fosche fiamme dell'odio, che debbano traviare cos i migliori, e debbano scatenarsi tutte le pi bieche ire, assistere a questa trasfigurazione dell'umanit che l'inettitudine di una diplomazia stanca e fiacca ha resa s facile e s pronta, non avere che una pietosa rovina innanzi dopo l'edificare che facemmo alla luce pi sfolgorante, dover attendere dall'urlo dei cannoni il nuovo verbo che rispetteranno le genti, e mettere frattanto ogni libert individuale in ceppi - meglio andarsene, sparire, congiungerci ai trafitti, a cui  risparmiata almeno l'onta dei giorni che verranno.
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 un martirio immane che nessuno risparmia, e il sole si leva s placido ancora su tante nefandezze, ordinate a legge, stimolate dal codice di un onore demente; e l'autunno avanza, e a mille a mille, come foglie avvizzite scosse dai rami tremanti, cadranno col piombo e il gelo al cuore i figli nostri, i fratelli, i compagni, i prodi difensori di tante patrie che delirano. Scenda un fulmine e mi distrugga; io pi non resisto a tanto strazio.
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Belligero: Calmati, amico, fa di rinsavire e di uscire dalle tenebre in cui ti rinchiudi. Poich tu hai posto la ragione a peregrinare nei cieli, temo abbia abbandonato anche te la Dea benefica. Non stai coi pacifisti che spendono vane parole, e hai in abbominio la guerra. Che mediti e che consigli tu allora per la salute dei popoli? Considera il groviglio delle cose e le ostilit sorte a gruppi alla vigilia del gran conflitto; bastava una scintilla caduta nella polveriera dei Balcani per produrre l'incendio; e vi fu, come sai, tutta una pioggia di scintille.
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Dovunque l'orizzonte era buio e si annunciavano le procelle. Gli attriti fra le nazioni erano tali da apparire insopportabili. Tutti i popoli acquistavano coscienza del loro valore nello sviluppo della cultura, e si guardavano gli uni gli altri in cagnesco, con ire e gelosie condensate. Riconosciuto il potere della razza, la virt del sangue, della discendenza, conveniva affermarlo con ogni gagliardia, imporlo. Solo le armi persuadono; solo la lotta piega la ragione al riconoscimento degli umani valori. L'urto delle varie razze doveva essere tremendo.
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 tempo si sappia a quale delle pi spiccate e poderose accordare, in tanta avversit di tendenze e di aspirazioni, il privilegio di un assoluto dominio. Non pu agire ormai l'universo che con forze concentrate, ampiissime. Necessariamente i piccoli stati debbono essere assorbiti dai maggiori, appunto come avviene delle piccole industrie, venute ormai a fondersi ed a trasfondersi con le industrie grandi e collettive. E, siccome  fatale a tutti vivere nelle nuvole e non nella realt, occorreva prevedere l'urto, centuplicare il lavoro nelle officine, perch uscissero a tempo gli strumenti pi efficaci e formidabili di guerra, disporsi allo sterminio delle genti avverse, con bombe e mine e cannoni giganteschi, corazzate e torpedini.
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Dal ferro e dall'acciaio fusi si determinano i destini delle nazioni. Perocch corrono ora altri tempi dagli antichi, ed  ben sepolto Ovidio che cantava bonariamente: "Non galeae, non ensis erant: sine militis usu | Mollia securae peragebant otia gentes". Io non so come tu immagini si potesse tener lontana una guerra che s'annunciava risolutissima gi da anni, e se la vedevan tutti corrente, minacciosa sul capo.
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Umanitario: Certo, se tu pure ti aggiungi al gregge dei barbari che ritengono doversi spegnere o soffocare le rivalit e gelosie dei popoli lottando sui campi cruenti, non su quelli ove ferve il lavoro intelligente e sereno, piana la fronte, senza livori e rancori, non comprenderai come si sarebbe potuto risparmiare al mondo la catastrofe che tutti ci inabissa. Non per imbestialire, togliendoci ad ogni riflessione pacata, per correre furenti al massacro e decretarlo ai popoli ubbriacati d'odio, natura ci diede sembianze umane e umano accorgimento. Pi crescono le difficolt, maggiore deve essere lo stimolo in noi di superarle, senza vuotare l'acciaio e il piombo sulle zolle dei vicini.
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Lavori il pensiero, si ascolti l'anima, il cuore, e non operi l'istinto di rapacit e di aggressione. La migliore arma dei popoli , credilo, l'educazione. Bisogna educare le masse come gli individui, avvezzarle al rispetto e non al ribrezzo, togliere alle nazioni la loro nefandissima albagia. Se bene indaghi l'origine dei mali pi funesti che devastano il mondo da alcuni tempi in qua, la troverai facilmente nella boria iniqua delle nazioni che si coronano da s sovrane, dominatrici, produttrici di tutto il buono, il bello, l'utile e il nobile che appare in terra. L'ignoranza pi crassa alimenta questa presunzione, determina l'ipoteca dei beni umani, operata dai razzisti fanatici.
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Alle mescolanze infinite, continue, avvenute in tanto fluire di tempi, in tanto prodigare di mezzi di comunicazione, non si vuol badare. Si immaginano distinzioni nette, barriere altissime fra un popolo e l'altro, una semenza umana di qua, totalmente diversa da quella che dovr crescere al di l oltre i confini politici. E subito deve odorarsi il nemico dove circola altro sangue e sono in vigore altri costumi. Se li conoscessi da vicino questi tuoi rivali, su cui appunti le armi, se li praticassi senza arroganza, e li studiassi, li amassi, invece di sdegnarli, li troveresti forse pi affini al tuo spirito dei fratelli che vanti cresciuti sotto la tua poca plaga di cielo. E avresti orrore dell'odio che intendi inspirare.
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Capiresti che da tutti i popoli, da tutte le razze scesero i rivi che irrigarono i campi della civilt, or mutati in campi di strage, e che non vi sono, non vi posson essere preminenze e prerogative, n per gli slavi, n per i germani e gli anglosassoni, n per i latini. Perch  negata o appena intraveduta l'umanit, la gran patria comune a tutti i mortali, le piccole patrie, racchiuse nei piccoli e grandi stati, danno ora lo spettacolo raccapricciante della pi barbara e atroce delle guerre, che tutti combattono col pi fiero accanimento, e tutti assicurano di non avere n provocata n iniziata.
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Fuori della vera umanit  il mondo del calcolo, degli eterni raggiri, della diabolica freddezza, l'officina degli inganni, la scuola d'ogni pi stolta ambizione. E perch il carnevale tragico degli infelicissimi lottatori non ci risparmi un brivido, vedi sorgere sulla tribuna, nell'una e nell'altra schiera, eroi di grandi parole che gi vagheggiano il finale massacro, e sollevano inni e cantici alla vittoria del popolo loro, ormai garantita; sanno gi inflitta la memoranda lezione ai rivali abbattuti; dividono generosamente il bottino acquisito; allargano i confini della patria trionfatrice; si annettono colonie; popolano le isole nuove dei loro campioni...
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Belligero: E lascia che diano sfogo all'immaginazione. Senza magnificare fantasticamente la vittoria futura, ricadrebbero nella freddezza e nel gelo dei calcolatori che vituperi, e gran vuoto rimarrebbe nel cuore dei combattenti. Dal tuo idealismo impenitente sorgono i tuoi poveri sogni umanitari; poni alle creature di Dio un'anima che in realt non hanno; la fratellanza che tu immagini nemmeno nei cieli la ritroveresti; ed  destino che le genti di varia indole e di tendenze contrarie debbano conquistarsi palmo per palmo la loro terra di stenti e di travaglio.
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Inorridisci, ti esasperi, perch si accendono ora dovunque i roghi dell'odio e si affrontano i popoli avversi, con tutte le ire, con crudelt efferata, col piombo che diluvia inesorabile sugli uomini, sui temp eretti nei secoli, su tutto. Ma la devastazione avr termine; gli sdegni, ora violentissimi, cessata la pugna sanguinosa, si sederanno; e, se non verr l'amore a sostituire l'odio struggente, verr il rispetto che  arra di pace. Vivranno gran tempo sicuri i forti come i deboli, i vincitori come i vinti; si stringeranno nuovi patti, nuove alleanze; tolta la ruggine, si muover con qualche nuovo ordigno, con le ruote rinfrancate, questa gran macchina dell'universo. Insomma, io posso pur darti una lagrima per le legioni dei caduti, e deplorare lo sfasciarsi di qualche citt, il crollo, non certo mortale, di qualche regno o impero, ma, in sostanza, ritengo la guerra un bene.
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Umanitario: Di tutte le chimere, questa fiducia ostinata in un benessere che sorger dopo il generale macello, in una vita ordinata, senza pi febbri per i guai minacciati, fuori d'ogni inquietudine,  indubbiamente la maggiore. Che pu mai fruttare il patto dettato dal pi possente massacratore sulle rovine prodotte dall'estrema inesattezza? Le conquiste nuove saranno, per necessit, fomento di nuovi incendi che tosto o tardi divamperanno. Chi assoggetta, estirpa ogni germe d'amore e di stima nel cuore dei sommessi.
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Dopo l'estenuarsi di tante forze rigogliose e superbe, l'eccidio dei milioni, che orba dei mariti le spose e accresce la disproporzione enorme tra i due sessi, che  gi di tormento agli stati, e conturba sempre pi la vita sociale, gi disperata, riscosso dai vincitori cos detti il tributo di guerra, imposta la dominazione nuova, il nuovo governo ai paesi e alle provincie annesse, le rivalit fra le nazioni dovranno certo accrescersi, e saranno profonde, irrimediabili. Pensassero i capi dello stato, le guide dei popoli che la supremazia vera consiste nel farsi amare, non nel timore che si vuole infondere! Puoi immaginare che si dieno pace i vinti, e non rivolgano tutte le poche forze, che rimarranno ancora, a rifarsi della sconfitta avuta, a risorgere dall'abbattimento, ad umiliare chi li volle deboli e prostrati?
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La bufera che imperversa  indizio troppo sicuro che si  instaurato quaggi ormai il regno della perpetua guerra. Poich dall'imperativo delle armi risulta dipendere il vigore morale di uno stato, tutti gli stati baderanno a rifornire prontamente i loro arsenali, anzi a moltiplicarli; tutti vorranno i cannoni mostruosi che squarciano ora le fortezze; ingrandiranno a dismisura gli eserciti e le flotte; la tirannia del militarismo, che dobbiamo pur troppo imporci, si far sempre pi dura e acuta; il battere degli acciai, ripercosso per l'universo, significher, come un tempo il fiorire delle arti, prosperit e robustezza spirituale.
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E, frattanto, graveranno sui popoli nuove imposte e balzelli; pi cupa assai si far la vita, gi cos tormentata e triste; pi frequenti saranno le cospirazioni e le congiure; saremo minacciati senza tregua; cammineremo e avanzeremo come i dannati di Dante, stretti entro cappe di piombo. Tremo d'orrore pensando che chi nell'uno e nell'altro campo dispone le orde al massacro, e ci crea per i tempi che verranno questo magnifico stato di cose, si ritiene messaggero dell'Altissimo, e non sputa parole o sentenze, senza trarre Dio a sostegno, Dio che muove il braccio a quest'opera di guerra degna dei pi abbominevoli inferni! Ben grave e terribile sorger la voce del vero Dio, e tuoner, a giustizia terrena compiuta: Che faceste dei popoli che vi ho affidato e dei fratelli misconosciuti che mandaste a trucidare?
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Belligero: Alla Bibbia e ai Profeti nessuno ormai pu badare. Altro vangelo occorre ai tempi nuovi. Che il mondo per sia cos imbarbarito come tu dici, e reso squallido, simile a un deserto, ove s'accovacciano belve sospirose di rapina, non mi pare. Proprio sui terreni bagnati di sangue, flagellati dalla guerra, che nessuno risparmia e che eguaglia una buona volta - o tu gran sermoneggiatore delle eguaglianze umane - il potente al pi umile, il principe al mendico, spuntano gli affetti miti e soavi.
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Vedi con quanta piet e amorevole sollecitudine si curvano sui feriti le spose, le madri, che pur piangono trafitto lo sposo, il figlio; quanta cura  prodigata al nemico stesso che langue. Chi non pugna vorrebbe improvvisarsi medico o infermiere; n ti ritengo s stolto da credere alle fole dei giornali, che narrano efferatezze, maltrattamenti atroci, per far sensazione e accrescere lo sdegno, o da generalizzare qualche caso di vera crudelt, inevitabile in una guerra cos vasta e cos ferocemente impegnata. Sono pure cos umani i tuoi lottatori selvaggi! Dove, anche nei tempi in cui pi ride la pace, una smania pi viva di soccorrersi a vicenda, di lenire oltre le ferite del corpo anche le piaghe dell'anima, una forza d'abnegazione pi sincera e pi ardente?
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Umanitario: Appunto perch la natura umana porta alla mitezza e all'aiuto vicendevole, il pervertimento miserevole a cui costringe questa guerra, la barbarie spuntata sul fondo dell'umanit pi schietta, rendono intollerabile il deliquio, la demenza scoppiata. Meraviglia non si tenti la risurrezione dei morti, dopo la cura prestata ai feriti, mandati con entusiasmo al macello. Se, fuori del campo della zuffa, si ha orrore della crudelt, si apre l'animo ai sentimenti pi caritatevoli, e si riconoscono nel nemico che soffre le tue doti medesime, la tua virt, la tua natura, l'innata gentilezza, perch, movendo allo sterminio, l'infelice deve tramutarsi in ribaldo e bandito, degno del tuo piombo e del maggiore supplizio?
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Non sono mentite in realt le ire, sorte e propagate per un detestabile capriccio di chi nutre in cuore bassi interessi, o ha sete di dominio? Le rivalit dei contendenti, resi Caini dei propri fratelli, non sono un inganno enorme fatto ai popoli che, guidati altrimenti, si amerebbero e si rispetterebbero? Lasciate all'arbitrio del popolo, all'efficacia del suo voto, nei frangenti estremi, facolt di decidere se si debbano comporre i dissidi, o se occorra nuova guerra, e vedrete - ma che mai riesciremo noi a vedere in questo fosco e lugubre avvenire? - non si correr cos all'impazzata a armare gli eserciti, a radunare le schiere, a devastare le terre, a troncare le vite.
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Belligero: Basta; ti ho animato al discorso, per sottrarti al tuo cupo abbattimento; ma non prevedevo le fiamme interiori che tu tenevi in serbo e che ora ti consumano. Alle velleit imperialistiche ameresti opporre l'anarchia delle genti incolte; il tuo lamento  vano; il cannone rugge; impongli silenzio se puoi.
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Umanitario: Mi strugger in disparte, felice se mi liberer da questo orribile spasimo la morte che invoco. Eppure, se la caparbiet dei duci non durasse spietata, e vincesse ancora la clemenza sulla volutt dell'ammazzare e dello sconfiggere, per gridare poi temibile, terribile la potenza futura, vi sarebbe modo, senza offendere la suscettibilit delle nazioni, ora in preda al delirio, di porre fine a questa mostruosa, iniquissima guerra.
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Si sollevino, con un grido dell'anima, negli stati ove ancora non ferve la pugna, tutti coloro che rabbrividiscono al delitto perpetrato, e dichiarino di non poter pi tollerare il martirio, la schiavit che a tutti incombe. Risolutamente, senza attendere, come piacerebbe al presidente degli stati oltre l'oceano, una proposta di questa o quest'altra delle nazioni belligeranti, che non potr sopraggiungere sino al finale esaurimento del pi debole, s'invitino i combattenti a cessare le ostilit ed a rimettersi al giudizio degli arbitri, che si potranno scegliere fuori delle ire e del generale acciecamento, e dovranno lavorare col senno, non con la forza degl'istinti scatenati.
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L'ora che corre, bench gi funestissima, non  ancora delle pi gravi. Di tutto il rabbioso avventarsi degli eserciti in offesa ed in difesa, dei massacri compiuti, attualmente non si scorge quell'esito che valga ad assicurare il trionfo decisivo alla barbarie dell'uno o a quella dell'altro gruppo. Di accertato non pu essere che un incrudelire ancor pi feroce, una strage ancor pi orrenda, una demenza ancor pi estesa e irreparabile, se la guerra si protrae, ed una pace sulle rovine e le polveri della civilt, pi ingiuriosa e dannosa ai popoli della guerra stessa.
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Se  verit, non abietta menzogna, quel dolersi di tutti i capi delle nazioni contendenti, perch si videro trascinati a viva forza e con urto brutale alla guerra, perch non firmeranno ora concordi, senza umiliazione di nessuna parte, un armistizio e poi un trattato di pace che riabiliti l'umanit, dopo l'immenso e tragico deliquio, ed estingua il potere del fato che si disse inesorabile, lavi le colpe commesse?
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Belligero: La tua  una innocente utopia, e la accoglier col grido di dolore il vento che ora stormisce tra le fronde gi mature alla morte. Addio. Ci ritroveremo all'ultima ora, quando i vincitori avranno dettato ai vinti il loro patto fatale.
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FINE.